"...una donna che dipinge nel milleseicentoquaranta è un atto di coraggio, vale per Annella e per altre cento almeno, fino ad oggi." "Vale anche per te"."Vale anche per te": questa frase è lanciata da Artemisia Gentileschi, verso Anna Banti, a tre secoli di distanza; una voce attraverso lo spazio ed il tempo, due sguardi che squarciano due solitudini e s'incontrano, oltre un libro, al di sopra di un cavalletto. Il contrario del conformismo e della paura di non essere all'avanguardia è il coraggio, ad esempio quello di Artemisia Gentileschi e di Anna Banti.
Artemisia, il romanzo di Anna Banti, racconta il coraggio: di una donna che dipinge nel milleseicento e di una che scrive nel millenovecentoquaranta. Il loro è un coraggio a volte disperato ed insensato, che possiede solo se stesso e non trova le ragioni per poter costruire, di fronte agli occhi degli altri, ma anche ai propri, la propria ragion d'essere.
Molte cose cambiano, ma ce ne sono alcune che, senza spiegazione, si ripetono e dolorosamente si disegnano come pulsanti interrogativi nella testa e nel corpo di individui, che, per elezione o per necessità, compiono scelte non conformiste. Il lusso di cui sconta la pena Artemisia Gentileschi è quello di non scegliere, di essere tutto quello cui aspira e desidera: una moglie, una madre, un'amante, una maestra d'Arte, una pittrice. Artemisia non può essere tutto insieme e non appena sente la felicità e la realizzazione prendere una di queste forme, subito un vuoto, un abisso irresistibile si apre da un'altra parte e la chiama a colmarlo: la felicità è di nuovo altrove. Una lacerazione continua è il prezzo di questo lusso ed oggi è ancora così, con la differenza forse che l'aspirazione alla possibilità di non scegliere la sentiamo tutti come un diritto e non più come un privilegio.
"Non me l'avevi detto": Artemisia accusa Anna, da trecento anni prima, di non averla informata di fatti inerenti la sua stessa vita. Appare uno sguardo concreto che si rivolta contro chi l'ha creato e le scruta dentro, chiedendo, indagando, soppesando, contrattando. Il dialogo fra questi due personaggi è impossibile ed impietoso. Anna ha gli occhi puntati sullo spettacolo desolante della sua città, Firenze, sulla sua casa, appena sventrata dal bombardamento nel 1944. Artemisia è appoggiata su quello sfacelo, dove, da qualche parte, giace il manoscritto del romanzo a lei dedicato, sta preparando (o disfacendo) dei bagagli, per partire (per restare).
La nostra messinscena si dispiega alla ricerca di una drammatizzazione del discorso letterario, attraverso l'incarnazione di un dialogo impossibile senza indulgenza, con un anelito a capire, a comprendere, a dare forma attraverso le parole, i gesti, i silenzi, che attraversano lo spazio ed il tempo.

Manuela Cherubini

Centro Ricerche Teatrali Psicopompo
con il sostegno della
"Fondazione per gli Studi di Storia dell'Arte Roberto Longhi"

presenta

ARTEMISIA
dal romanzo di Anna Banti nel ventennale della sua morte

Interpreti: Anna Banti - Patrizia Romeo; Artemisia Gentileschi - Luisa Merloni
Regia e drammaturgia:
Manuela Cherubini